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Un docente inclusivo si occupa di INDIVIDUALIZZARE E PERSONALIZZARE le attività.

Ma in cosa consiste “individualizzare”?

Individualizzare non è sinonimo di insegnamento uno ad uno. È adeguare l’insegnamento alle caratteristiche degli alunni che si ha di fronte, tenendo conto degli stili di apprendimento, della padronanza linguistica, dei prerequisiti cognitivi …

E in cosa consiste “personalizzare”?

La personalizzazione attiene invece alle procedure didattiche volte a permettere a ogni studente di sviluppare le proprie peculiari potenzialità intellettive, differenti per ognuno, sempre attraverso forme di differenziazione degli itinerari d’apprendimento.

Il professor Baldacci chiude così:

“ ‘L’ individualizzazione’ in senso stretto si riferisce alle strategie didattiche che mirano ad assicurare a tutti gli studenti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo, attraverso una diversificazione dei percorsi di insegnamento.

La ‘personalizzazione’ indica invece le strategie didattiche finalizzate a garantire ad ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva, attraverso possibilità elettive di coltivare le proprie potenzialità intellettive”.

In poche parole l’individualizzazione ha come finalità gli obiettivi comuni per tutti, invece la personalizzazione si basa su traguardi diversi e personali per ognuno.

Il docente inclusivo quindi ha come bussola della sua didattica due verbi:

FACILITARE E SEMPLIFICARE.

Ma è un approccio nuovo? Non proprio! Nella relazione conclusiva della Commissione Falcucci, nel lontano 1975,si leggeva:

«… I soggetti con difficoltà di sviluppo di apprendimento e di adattamento devono essere considerati protagonisti della propria crescita.

In essi infatti esistono potenzialità conoscitive, operative e relazionali spesso bloccate dagli schemi e dalle richieste della cultura corrente e del costruire sociale. Favorire lo sviluppo di queste potenzialità è un impegno peculiare della scuola, considerando che la funzione di questa è appunto quella di portare a maturazione, sotto il profilo culturale, sociale, civile, le possibilità di sviluppo di ogni bambino e di ogni giovane».

Come Fare?

Il docente deve tenere conto delle variabilità delle nostre classi. Se ci avviciniamo all’Universal Design Learning esso ci ricorda che sarebbe auspicabile, già nella fase iniziale di progettazione didattica, cercare di eliminare gli ostacoli che vi potrebbero essere alla partecipazione e all’apprendimento, cercando di non ricorrere, solo nel momento delle situazioni problema ed emergenziali, a strategie metodologiche mirate.

L’UDL deve diventare la nostra palestra di creatività, di inclusività, di pensiero divergente. Dario Ianes sottolinea come “L’UDL stimola la creatività degli insegnanti, perché richiede sistematicamente di pensare ad altri modi di presentare le informazioni, altri modi di comprendere le situazioni, altri modi di rispondervi e di agire, altri modi di esprimersi, e così via.”

Anche l’Index per l’Inclusione ci sprona ad un sostegno DIFFUSO: “Fornire un sostegno individuale rappresenta solo una parte dello sforzo per accrescere la partecipazione degli alunni e quando la partecipazione di tutti gli alunni è garantita, la necessità del sostegno individuale diminuisce”.

Cosa fare concretamente per INDIVIDUALIZZARE E PERSONALIZZARE?

La letteratura pedagogica ci parla di cinque livelli di adattamento degli obiettivi degli alunni BES a quelli della classe.

1. Sostituzione

2. Facilitazione

3. Semplificazione

4. Scomposizione nei nuclei fondanti della disciplina

5. Partecipazione alla cultura del compito

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

Autrice

Dott.ssa Gabriella Nanni

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